Analisi dei trend socio-politici del mese di Marzo 2017

Apartire da questo mese, Eumetra MR propone mensilmente l’“Osservatorio sull’Italia che cambia”, che analizza regolarmente i principali trend socio-politici del Paese. Questo mese i temi trattati sono: il sentiment degli italiani verso l’economia, le principali issue di cui il governo dovrebbe occuparsi, l’atteggiamento verso l’Europa e l’Euro, il giudizio su Trump e le intenzioni di voto…

Peggiora il sentiment degli italiani verso l’economia

Nel mese di Marzo 2017 – nonostante i primi segnali di ripresa e di speranza per i prossimi mesi – si rileva il permanere nell’opinione pubblica del nostro Paese di sentimenti di preoccupazione e sfiducia verso il futuro.

Lo confermano i dati ISTAT sul sentiment dei consumatori, che indica come l’orientamento di questi ultimi decresca sensibilmente da tutti i punti di vista. L’indice ISTAT sul clima di fiducia vede infatti un calo, rispetto al febbraio 2016, del 6,9%.

Questo atteggiamento degli italiani deriva specialmente dalle preoccupazioni per il clima economico e, in particolare, da quelle sull’occupazione. Sempre considerando i dati ISTAT, rispetto allo scorso febbraio, si osserva infatti una contrazione del 14,5% in relazione al clima economico, ovvero ai giudizi e alle attese sulla situazione economica dell’Italia e sulla disoccupazione.

A partire da questo mese, Eumetra MR propone mensilmente l’“Osservatorio sull’Italia che cambia”, che analizza regolarmente i principali trend socio-politici del Paese. Questo mese i temi trattati sono: il sentiment degli italiani verso l’economia, le principali issue di cui il governo dovrebbe occuparsi, l’atteggiamento verso l’Europa e l’Euro, il giudizio su Trump e le intenzioni di voto…

Grafico 1 – Fonte: ISTAT

Occupazione al primo posto tra i temi di cui il governo si dovrebbe occupare

Un dato, questo, che viene confermato anche dall’analisi delle attese degli italiani nei confronti del governo. Il primo tema citato, in misura sempre maggiore anche rispetto al passato, è quello dell’occupazione. Il tasso di disoccupazione (che a gennaio 2017 si attestava all’11,9%), risulta in crescita di 0,2 punti percentuali, dopo la sostanziale stabilità dei quattro trimestri precedenti. Gli italiani si mostrano dunque «reattivi» di fronte alle sfide del mercato del lavoro: parallelamente alla crescita del tasso di disoccupazione si registra un calo del tasso di inattività (-0,3 p.p.), che, a gennaio 2017, era pari al 34,7%.

È da sottolineare, a fronte dell’importanza attribuita all’occupazione, la scarsa percentuale di indicazioni verso altre tematiche oggi molto discusse, come l’Europa (verso la quale si hanno sentimenti negativi ma che non è al centro delle preoccupazioni) o le stesse riforme elettorali o costituzionali (che paiono interessare assai poco).

Grafico 2 – Valori percentuali

Segue, nell’ordine di rilevanza dei temi indicati, la questione della salute, che costituisce, comprensibilmente, addirittura il tema principale negli ultra-sessantenni. E che appare indicata assai di più nelle regioni meridionali, proprio là dove la sanità funziona meno.

È molto «gettonata» anche la tematica dell’immigrazione, che rappresenta, per tanti, una vera emergenza nazionale, collegata spesso al problema della sicurezza. È significativo notare come quest’ultima sia sottolineata in misura maggiore dai più giovani, tra i 18 e i 24 anni di età.

Aumenta l’insoddisfazione verso l’Europa e l’Euro

Come si è visto, l’Europa non è al centro dell’attenzione dei cittadini. E la stima di essa va diminuendo progressivamente. Un indicatore al riguardo è costituito dall’atteggiamento verso l’Euro.

La maggioranza degli italiani (64%) ritiene che sia stato un errore entrare nell’Euro. Ciò non significa che, ormai che ci siamo, si desideri necessariamente uscirne. Tuttavia, anche la tendenza in questo senso si va accrescendo.

Ad un eventuale referendum (che è illegittimo promuovere, dato che la Costituzione vieta di indire consultazioni sui trattati internazionali, ma che è comunque interessante da sondare), il 45% dei cittadini dichiara di voler votare per l’uscita dall’Euro. Si tratta ancora di una minoranza, certo, ma di una minoranza in crescita: era il 36% solo qualche mese fa (settembre 2016).

Ad un eventuale referendum…

Grafico 3 – Valori percentuali

Naturalmente i maggiori fautori per l’uscita dall’Euro sono gli elettori della Lega Nord: ma l’ampiezza delle cifre mostra come se ne trovino anche tra i votanti per M5S, quelli per il PD e per gli altri partiti.

Resta negativo il giudizio verso Donald Trump

Sul piano della politica internazionale, l’Osservatorio ha anche rilevato il giudizio verso il nuovo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Trump non è mai stato amato dagli italiani. In una rilevazione effettuata in concomitanza alle elezioni americane, solo il 27% lo vedeva con favore, a fronte del 63% che mostrava un atteggiamento avverso (con un numero relativamente basso di indecisi, il che mostra come l’orientamento su Trump sia piuttosto consolidato e diffuso nel nostro Paese).

Dopo le prime settimane di attività del presidente, la sua popolarità in Italia è diminuita ulteriormente.

Oggi solo il 22%, vale a dire poco più di 1 italiano su 5, giudica positivamente il suo operato e addirittura quasi il 70% esprime la sua disapprovazione. In particolare l’atteggiamento negativo è espresso titoli di studio più elevati, come i laureati.

Su questo ha influito anche la politica sull’immigrazione del nuovo presidente degli Stati Uniti. Anche se, come si è visto il fenomeno dell’immigrazione è una tra le tematiche che, per molti italiani, rappresenta una emergenza nazionale, la popolazione non è pronta ad accogliere un retro-pensiero e un «programma» forte nei confronti di questa issue, come quello portato avanti da Trump.

Gli italiani si mostrano certamente preoccupati verso l’immigrazione ma sicuramente non pronti a tirare su muri verso gli immigrati: una figura forte e populista come quella di Trump, non sembra attecchire nell’immaginario mitico degli italiani, e, in maniera ancor più evidente, tra target più istruiti.

Le intenzioni di voto

Sul piano delle intenzioni di voto, tutta questa insoddisfazione si traduce specialmente in un orientamento a votare per il M5S, che a fine febbraio raccoglieva il 27,8%.

Grafico 4 – Valori percentuali

Ma chi vota il M5S? Quali categorie di cittadini lo prediligono?

Non ha più senso, oggi, parlare di classi sociali, piuttosto di “tipologie di cittadini”.

Eumetra Monterosa ha sviluppato e messo a punto una sua tipologia di popolazione, che segmenta gli italiani secondo stili di vita:

  • Aspirazionalità giovanile: uomini e donne giovani (fino a 25, con code fino ai 35), studiano o lavorano (professioni autonome/operai); orientati al self-empowerment, alla cultura e ai network amicali.
  • Protagonismo: uomini e donne di età centrale (35-54 anni), molto istruiti, di professione indipendente o di livello elevato; interessati all’auto-affermazione e alla continua ricerca del successo. Importanti per il segmento cultura capacità riflessiva
  • Operatività: uomini, di età centrale (35-54 anni), di istruzione media/impiegati e di istruzione modesta/operai. Donne, non caratterizzate per età, di istruzione medio/bassa, operaie; il segmento maggiormente «pop». Meno introspettivi e più vicini ai «valori di una volta».
  • Centralità domestica: donne, 35-54 anni, di istruzione medio-alta casalinghe o momentaneamente non occupate e donne (25-64 enni) con istruzione bassa, non occupate/casalinghe; segmento più «sentimentale» e molto vicino ai valori di base (sicurezza, famiglia, salute).
  • Marginalità: uomini e donne di oltre 64 anni, di istruzione medio-modesta, pensionati; orientati, considerando anche il ciclo di vita, ai «valori di un tempo» da trasmettere alle nuove generazioni (onestà, rispetto degli altri…). Fondamentali per questo segmento anche i valori di base

Per la creazione di questa tipologia, è stata effettuata una elaborazione particolare sulle variabili strutturali (sociodemografiche, culturali e socioeconomiche, con l’impiego di funzioni aggregative).

Riguardo alle intenzioni di voto, si nota una forte presenza della tipologia «giovanile» nel M5S. Ciò mostra come in questo momento l’insoddisfazione generale di cui abbiamo parlato, e soprattutto l’insoddisfazione dei target più giovani sui temi occupazionali, «sfoghi» nel M5S, partito che cerca di accogliere maggiormente la protesta.

È significativo rilevare che, al di là del M5S, non emergono altre forti caratterizzazioni tra gli stili di vita sul piano delle intenzioni di voto, se non una lieve preferenza, da parte della tipologia del «protagonismo» per il PD (anche se a poca distanza dal MSS 21% vs 19%). Come se gli altri partiti sembrassero «tutti uguali», se non «indifferenti» alla maggior parte della popolazione.

In conclusione, il quadro che emerge appare contradditorio. È infatti uno scenario in grande movimento. È vero che gli italiani appaiono oggi talvolta cupi e preoccupati, ma è vero anche che si è visto nel passato mutare rapidamente questi atteggiamenti.

Ciò che non muta – o muta in peggio – sembra il quadro politico circostante.

L’offerta dei partiti non sembra raggiungere i cittadini, lasciando spazio a quelli che oggi, con un termine efficace anche se approssimativo, vengono chiamati «populismi».