L’auto elettrica piace, ma il suo costo elevato rappresenta un ostacolo alla sua diffusione

L’attenzione degli italiani verso la mobilità sostenibile è in crescita. E si diffonde la sua pratica. Ad esempio, un cittadino su tre (specie se giovane, secondo quanto emerge dall’”Osservatorio Nazionale sulla mobilità sostenibile”, che LifeGate ha realizzato in collaborazione con Eumetra Monterosa, supportato da BMW Italia) ha già sperimentato, una o più volte, la guida di un’auto elettrica. Con esiti molto soddisfacenti, tanto che più della metà di costoro, in particolare chi possiede un titolo di studio elevato, definisce questa esperienza in termini entusiastici: “è molto interessante per me, vorrei possedere anch’io un auto elettrica”.

I veicoli elettrici, seguiti da quelli ibridi, sono gli aspetti della cosiddetta “mobilità sostenibile” più conosciuti dalla popolazione: quasi il 90% ne ha sentito parlare (quelli ibridi, che pure sono più diffusi – a Milano la maggior parte dei taxi impiega un veicolo ibrido – sono un poco meno conosciuti, anche se noti al 72%). E vengono ritenuti molto utili.

Ciò che piace di più nell’impiego di questo genere di automobili è il fatto che annullino la produzione di sostanze inquinanti e avvantaggino così la salute dei cittadini. Ma anche la riduzione delle emissioni acustiche è fortemente apprezzata.

Perché allora le auto elettriche hanno ancora una diffusione così limitata? La risposta degli intervistati è chiara: più di metà fa riferimento ai costi eccessivi e ai troppo pochi incentivi fiscali al riguardo. È significativo il fatto che il riferimento agli esborsi finanziari necessari per il possesso di un’auto elettrica sia di gran lunga più frequente di quello relativo ai problemi pratici, quali la ricarica, la scarsità di colonnine, ecc. Il che mostra come gli utenti siano pronti a far fronte a queste circostanze, a patto, però, di un costo iniziale di acquisto accettabile.

L’interesse per le auto elettriche (e ibride) è dunque ampio. Così come lo è per tutte le forme di mobilità sostenibile. Dal car sharing al car pooling al bike sharing. Più della metà dei cittadini (51% nell’insieme, ma 65% tra i 18-24enni) ritiene queste iniziative “molto utili per la nostra società”. A costoro va aggiunto il 31% che le ritiene comunque “interessanti ma non prioritarie”.

Tuttavia, a questa diffusa attenzione ed empatia verso le iniziative di mobilità sostenibile non corrisponde sempre un livello di informazione altrettanto elevato. Molti, ad esempio, non sanno con precisione quali case automobilistiche producono veicoli elettrici (Toyota, seguita da BMW sono le più note, ma pochi, ad esempio, conoscono Tesla): complessivamente si può definire “informata” grossomodo la metà del campione. E anche di fronte alla richiesta di precisare, in generale, cosa si intende per “mobilità sostenibile”, la maggior parte degli intervistati (59%) mostra di non sapere rispondere (accade specialmente al Sud) o indica opzioni palesemente errate. Tra chi dà un’indicazione corretta, comunque, l’alternativa più indicata è quella relativa ai mezzi di trasporto definiti “ecologici”.

Insomma, ad una conoscenza sul tema ancora da approfondire (secondo la tipologia costruita da Eumetra Monterosa sulla base dell’insieme delle risposte raccolte nella ricerca, solo il 33% ha una buona consapevolezza delle tecnologie per la mobilità sostenibile e, al tempo stesso, dell’impegno delle case automobilistiche a questo riguardo) corrisponde un diffuso interesse ed una vasta disponibilità alle soluzioni per la mobilità sostenibile. Nel più ampio contesto di un vero e proprio trend di crescita di attenzione per le questioni della sostenibilità in generale, con un 29% degli italiani “appassionati” del tema, di cui abbiamo già dato conto in un recente post del nostro blog.