Lavoro e precarietà al primo posto delle preoccupazioni degli italiani

Il lavoro non è solo reddito, ma anche dignità, così Papa Francesco. Quindi avere un’occupazione consente innanzitutto di rispondere a bisogni che stanno alla base della piramide (del caro vecchio Maslow), in quanto garantisce il reddito per procurarsi il soddisfacimento dei bisogni fisiologici (mangiare, vestirsi, avere un tetto…), ma risponde anche alle necessità che stanno in vetta alla piramide, cioè l’autorealizzazione.

Perché nel nostro tempo, per certi versi, siamo tornati al problema del soddisfacimento delle esigenze poste alla base della piramide, in quanto le certezze economiche conquistate nella seconda metà del Novecento non sono più così sicure. D’altro canto, l’esperienza culturale accumulata nel percorso compiuto verso la vetta non può essere cancellata con un colpo di spugna (e analogamente l’aspettativa delle nuove generazioni, figlie o nipoti dei baby boomer che l’hanno vissuta).

Ecco perché la mancanza di lavoro o le difficoltà lavorative stanno in cima alla classifica delle preoccupazioni sociali e/o individuali, come conferma la ricerca che Eumetra MR ha realizzato nel mese di aprile 2018. In particolare, al campione intervistato abbiamo chiesto di indicare:

  • le 5 preoccupazioni sociali più urgenti, scegliendo tra una lista di 10 questioni;
  • le 5 preoccupazioni individuali/famigliari più pressanti, tra una lista di 10 problematiche.

Le preoccupazioni sociali

Per quanto riguarda le preoccupazioni sociali, la priorità di quelle di tipo economico (lavoro, fisco e tasse) è confermata dalle posizioni preponderanti da queste occupate nel ranking. A queste, segue il tema dell’insicurezza e della criminalità.

Tale classifica mostra le preoccupazioni ritenute prioritarie (quelle posizionate in alto) nella percezione degli italiani, ma non deve indurci a pensare che le questioni posizionate in fondo siano poco importanti.

A questo punto, noi tutti siamo sfiorati da un dubbio: non sembra l’agenda della campagna elettorale?

Sicuramente la realtà percepita conta più della realtà oggettiva, come sappiamo da un pezzo. Perché si ha un bel dire che l’occupazione è aumentata, che i reati sono diminuiti, che l’immigrazione incontrollata è stata fermata ma… una notte da “Arancia meccanica” come quella di poche settimane fa a Milano, ci punge sul vivo più di tutte le statistiche tendenziali e la “mediatizzazione” dell’infausto evento alimenta la nostra paura.

Ancora più interessante la classifica delle preoccupazioni individuali/famigliari, che se da un lato conferma il ranking precedente (perché l’individuo vive nella società), dall’altro ci dona nuovi spunti.

Le preoccupazioni relative agli individui/famiglie

La precarietà (del lavoro, della famiglia, delle relazioni, ecc.) è la cifra del nostro tempo: non essere certi di quel che succederà domani, se avremo ancora un lavoro, se la nostra relazione durerà e così via.

Meno prevedibile è il secondo posto occupato dalla violenza fra le mura domestiche o fra pari (il bullismo) nel ranking delle preoccupazioni famigliari. Fortunatamente sono fenomeni statisticamente meno frequenti rispetto al percepito. Tuttavia si tratta di una preoccupazione fortemente sentita perché gli episodi di cronaca fanno scattare il meccanismo dell’identificazione (accade anche nelle famiglie “normali”…) e soprattutto è la punta dell’iceberg di un disagio ben più diffuso: la difficoltà relazionale che caratterizza il nostro tempo.

Concludiamo con un pensiero di Ermanno Olmi, che ci ha appena lasciati, espresso in un’intervista al “Corriere della Sera” del 2012: “Allora, in città (a Milano, negli anni ’80 nonostante i falsi luccichii della Milano da bere, ndr) c’era ancora una speranza, la fiducia di poter cambiare, di rimediare agli errori…Oggi invece non c’è più nulla. La realtà è a rischio e la tenuta delle persone dalle insoddisfazioni e dall’incapacità a relazionarsi è messa a dura prova… Ogni discussione provoca risse e mai dialogo… Dobbiamo lavorare per una nuova proposta di vita che non ci faccia sentire soli”.