Presentata in anteprima al Festival dell’Economia di Trento, la nuova ricerca realizzata da Eumetra in collaborazione con Fondazione FAIR (Fondazione per l’Ascolto, l’Innovazione e la Ricerca sul Gioco Responsabile) per il Sole 24 Ore restituisce una fotografia articolata dei giovani tra i 18 e i 35 anni: una generazione non rassegnata, ma attraversata da tensioni profonde, aspettative elevate e nuove fragilità.
Il quadro che emerge è lontano sia dal racconto di un disagio generalizzato, sia da quello di un ottimismo pienamente compiuto. I giovani italiani mostrano livelli moderatamente positivi di soddisfazione personale, ma convivono con ansia, incertezza economica e un forte bisogno di equilibrio tra vita, lavoro e benessere psicologico.
Una soddisfazione presente, ma non pienamente raggiunta
Alla domanda sulla soddisfazione complessiva rispetto alla propria vita, il 36% dei 1.000 giovani intervistati assegna voti alti, mentre il 44% si colloca su valutazioni intermedie. Quasi 1 giovane su 5, invece, esprime livelli bassi di soddisfazione.

Il dato racconta una generazione che non appare schiacciata dal malessere, ma che percepisce la qualità della vita come qualcosa ancora da consolidare. Il benessere non viene vissuto come una condizione acquisita, ma come un equilibrio fragile e in continua costruzione.
La nuova gerarchia del benessere: prima salute mentale e relazioni
Quando si chiede ai giovani quali aspetti considerino davvero importanti nella vita, emerge una gerarchia molto chiara.
Al primo posto si colloca la salute mentale, indicata come molto importante dall’85% del campione, seguita dalla salute fisica (82%). Subito dopo arrivano le relazioni con il partner e con la famiglia, la disponibilità economica, il tempo libero e l’abitazione.
Il lavoro continua a essere centrale, ma non rappresenta più il vertice assoluto della realizzazione personale.

È un cambiamento culturale significativo: la qualità della vita viene sempre meno definita esclusivamente attraverso la dimensione professionale e sempre più attraverso un equilibrio complessivo tra salute, relazioni, autonomia economica e tempo personale.
Il vero nodo: il gap tra ciò che conta e ciò che soddisfa
Il punto più critico emerso dalla ricerca riguarda la distanza tra importanza attribuita e soddisfazione reale.
La salute mentale è considerata fondamentale dall’85% dei giovani, ma soddisfa pienamente solo il 42%. I soldi a disposizione contano per il 70%, ma appena il 26% si dichiara molto soddisfatto della propria situazione economica. Il lavoro è importante per il 54%, ma soddisfa pienamente solo il 27%.
Anche il tempo libero evidenzia uno scarto significativo: importante per il 71%, soddisfacente soltanto per il 37%.

Il benessere giovanile, quindi, non dipende soltanto dai valori o dalle priorità dichiarate, ma dalla concreta possibilità di vivere queste dimensioni con continuità e qualità.
AI: più produttività, ma anche nuove paure
La ricerca indaga anche il rapporto delle nuove generazioni l’intelligenza artificiale generativa, ormai entrata stabilmente nella loro vita quotidiana: uno strumento presente nello studio, nel lavoro e nell’organizzazione personale.
I benefici riconosciuti all’intelligenza artificiale sono soprattutto pragmatici.
Il 62% cita la maggiore produttività e il risparmio di tempo, mentre il 59% sottolinea il supporto nello studio e nel lavoro grazie all’accesso rapido alle informazioni. Seguono il supporto creativo nella produzione di contenuti (33%) e l’automazione delle attività ripetitive (30%).
Ma accanto ai vantaggi emergono timori molto concreti.
Le principali preoccupazioni riguardano la dipendenza tecnologica (43%) e la perdita di posti di lavoro (43%), seguite da sicurezza e privacy, riduzione della creatività e perdita della capacità critica e di selezione delle informazioni.
Il rapporto dei giovani con l’AI appare quindi profondamente ambivalente: la tecnologia viene riconosciuta come utile e già indispensabile, ma allo stesso tempo genera interrogativi su autonomia personale, lavoro e capacità di pensiero critico.
Economia, geopolitica e clima: il peso del contesto esterno
La qualità della vita percepita non dipende soltanto dalla sfera individuale. Il contesto esterno esercita una pressione molto forte sulle nuove generazioni.
Le principali fonti di preoccupazione riguardano il contesto economico mondiale (58%), quello politico internazionale (58%) e la situazione economica italiana (57%). Seguono la politica italiana (51%), l’inquinamento e i problemi climatici (48%), la sicurezza urbana (31%) e il gender gap (26%).
Le donne mostrano livelli di preoccupazione più elevati in quasi tutte le dimensioni analizzate, in particolare rispetto a geopolitica, clima, economia e disparità di genere.
Il futuro resta uno spazio di miglioramento
Nonostante le fragilità del presente, il futuro continua a essere immaginato in termini prevalentemente positivi.
I giovani si aspettano miglioramenti soprattutto rispetto alla disponibilità economica (57%), al lavoro (53%), alle relazioni di coppia (50%) e alla stabilità abitativa (47%).

L’approccio verso il futuro presenta differenze generazionali importanti.
I 18-24enni mostrano aspettative molto più elevate e trasformative: immaginano miglioramenti non solo economici e professionali, ma anche nella salute mentale, nelle relazioni e nella città in cui vivono. Tra i 25-35enni, invece, prevale una visione più pragmatica, centrata su stabilità, continuità professionale e work-life balance.
Il futuro, dunque, continua a essere percepito come uno spazio possibile di crescita, ma con aspettative e linguaggi differenti a seconda della fase della vita.
Una ricerca che apre nuove domande sul benessere delle giovani generazioni
La ricerca di Eumetra e Fondazione FAIR mostra con chiarezza come la qualità della vita delle nuove generazioni sia oggi il risultato di molteplici dimensioni tra loro intrecciate: salute mentale, relazioni, sicurezza economica, equilibrio personale, contesto sociale e rapporto con la tecnologia.
Un’analisi che offre uno dei ritratti più attuali e approfonditi dei giovani italiani e del loro rapporto con la qualità della vita, ad integrazione della sesta edizione dell‘indagine sulla qualità della vita del Sole 24 Ore,che classifica le province italiane valutando benessere e vivibilità attraverso 60 indicatori territoriali, premiando le province con il miglior contesto di vita per fasce di età
→ Per approfondire, leggi l’articolo pubblicato sul Sole 24 Ore
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