Il Movimento 5 stelle “piglia tutto”

L’Italia è rimasta in larga misura sconvolta dai risultati delle elezioni che si sono appena effettuate, specie perché le percentuali che sono emerse dalle urne hanno, da molti punti vista, modificato fortemente il quadro politico, con esiti spesso inaspettati (anche se molti dei risultati erano stati correttamente previsti dai sondaggi riservati effettuati da Eumetra MR nei giorni precedenti al voto).

Fonte: Ministero dell’Interno – Sezioni scrutinate: 59.075/61.401

I veri vincitori delle elezioni sono in realtà i partiti che più di altri si sono distinti per una comunicazione antisistema: il Movimento 5 Stelle e la Lega. L’exploit maggiore è stato certo quello dei grillini, che hanno superato nettamente la soglia “psicologica” del 30%. E costituiscono, in assoluto, la prima forza politica del Paese, specialmente nel Sud. Come si sa, l’elettorato grillino era costituito un tempo prevalentemente da giovani, spesso in condizioni di disagio sociale o di non occupazione. Quest’ultimo risultato elettorale mostra che a costoro si sono aggiunti elettori di tutte le età, frequentemente animati da un rancore più o meno esplicito verso le istituzioni, ma anche, in particolare nelle aree meridionali del Paese, attratti dall’ipotesi delle politiche proposte dal Movimento 5 Stelle, che rafforzano più o meno esplicitamente il ruolo dello Stato e dell’assistenzialismo. Temi che sono sempre piaciuti a fasce consistenti di elettori meridionali.

L’analisi dei flussi elettorali dalle precedenti elezioni del 2013 ad oggi ci mostra come i voti del M5S provengano in buona misura da chi aveva già votato per Grillo in passato. E anche da chi si era astenuto. Ma che l’incremento sostanziale ottenuto in queste elezioni è frutto soprattutto di un apporto consistente di chi aveva votato PD nel 2013. Il partito di Renzi è il principale “fornitore” di nuovi voti al M5S. Anche se quest’ultimo riceve, sia pur in misura minore, consensi da tutto l’arco politico. È indicativo al riguardo che verso i 5 Stelle si rilevi anche un flusso, di dimensioni assai più modeste di quello proveniente dal PD, di ex elettori del PDL.

Uno dei motivi del successo del Movimento 5 Stelle è anche l’atteggiamento di ostilità verso la politica e le sue istituzioni. Una recente ricerca condotta da Eumetra MR sul benessere degli italiani mostra come solo il 3% della popolazione nel suo insieme manifesti fiducia verso i partiti politici e come tra l’elettorato del M5S questa percentuale si riduca all’1%.

Il vero sconfitto di queste elezioni è, come si sa, il Partito Democratico. L’analisi dei flussi mostra un volume assai modesto di nuovi voti “in entrata”. In altre parole, il PD è stato rivotato quasi solo da una parte di coloro che l’avevano votato nel 2013. Viceversa, sono molti i flussi in uscita. Il principale, come si è detto, è verso il Movimento 5 Stelle, che raccoglie quindi tutto lo scontento della gestione Renzi del partito. Con una capacità attrattiva molto maggiore di quanto riesca a fare Liberi e Uguali, che riceve dal PD una porzione molto minore di voti di quanto non accada per l’M5S. Ma, sia pure in proporzioni inferiori, il PD cede voti un po’ a tutti, dalla Bonino ai partiti del centrodestra, specie Forza Italia. È l’espressione dello sfilacciamento in tante direzioni della forza politica condotta da Renzi.

Nel centrodestra la grande vincitrice è la Lega. È il partito che ha il maggior tasso di riconferma del voto ottenuto nel 2013. Il flusso in entrata maggiore per il partito di Salvini è costituito da molti che nel 2013 avevano votato PDL. Ma, come si è detto, il leader leghista riceve anche una parte di consensi ex PD. Tuttavia, anche la Lega deve sopportare dei flussi in uscita. Una parte, seppure non ampia, dei voti che il partito aveva ricevuto nel 2013, è finita infatti anch’essa nel bottino del M5S.

Il risultato di Forza Italia è dunque condizionato dal flusso in uscita di chi aveva votato PDL nel 2013 verso la Lega, ma anche verso il Movimento 5 Stelle. Tutto ciò ha contratto la dose di consensi di Berlusconi che può tuttavia registrare, oltre alla conferma di molti voti che erano del PDL, anche un flusso in entrata proveniente dal disfacimento del PD.

Tra le forze di minor peso, si può rilevare l’esito modesto di +Europa (che stanti i dati attuali non raggiunge la quota del 3%) e che riceve tutti i suoi voti da elettori che nel 2013 avevano votato PD e, anche, da qualcuno che aveva votato SEL.

Gli stessi flussi in entrata si confermano anche per Liberi e Uguali, il cui risultato, considerando le aspettative, (i leader avevano previsto “un risultato a due cifre”) è forse ancora più deludente.

Infine, si può sottolineare il buon successo relativo di Fratelli d’Italia che raddoppia comunque la percentuale di voti che aveva ottenuto nel 2013, con flussi provenienti in larga misura dal PDL.

Nell’insieme, si tratta di un quadro confuso e, da un certo punto di vista, pericoloso. A causa principalmente di due motivi:

  1. La possibile scarsa stabilità dei governi, legata specialmente alla eterogeneità delle coalizioni di maggioranza che si potrebbero formare.  Che sono, almeno in questo momento, le più varie, talvolta formate da partiti che, in linea di principio, sarebbero distanti tra di loro. E che, di conseguenza, darebbero luogo inevitabilmente ad aspri conflitti interni all’esecutivo.
  2. Le relazioni con l’Europa, che sono rese difficili da alcuni contenuti programmatici dei partiti vincitori che sono più o meno esplicitamente anti-UE. E che potrebbero dare luogo a forti tensioni con le istituzioni comunitarie.