Per un italiano su tre l’esecutivo cadrà nei prossimi mesi

L’esecutivo presieduto da Matteo Renzi vive un momento di rapporti travagliati con l’opinione pubblica. La vicenda che ha interessato l’ex ministra Guidi e altri episodi successivi hanno ulteriormente minato la fiducia nel governo. La quale, come è noto, aveva già subito di recente un calo rispetto a quanto registrato qualche mese fa.

Molti dati evidenziano questo andamento critico. Si può ricordare in primo luogo l’esito dei sondaggi sulle intenzioni di voto, che vedono una progressiva erosione di consensi al Pd, il partito del quale il Presidente del Consiglio è il segretario. Ormai vengono pubblicate diverse ricerche al riguardo ogni settimana. Tutte quelle apparse negli ultimi giorni mostrano appunto una flessione del Pd che si attesta oggi tra il 30% (Demos, Euromedia e Ipr Marketing) e il 33,5% (Ixè), con un avvicinamento progressivo alla soglia “psicologica” del 30% e, specialmente, con una pressione, sempre più da vicino, del Movimento Cinque Stelle, oggi stimato tra un minimo del 24% (Swg) e un massimo del 27% (Emg). Il divario tra i due maggiori partiti italiani sembrerebbe dunque tendere gradualmente a ridursi: secondo l’analisi effettuata di recente da Ilvo Diamanti per Demos sarebbe addirittura sotto il 3%.

Ma il calo di credito non afferisce solo ai consensi elettorali e tocca direttamente la fiducia nel Presidente del Consiglio e, al tempo stesso, nel governo che egli presiede. Secondo alcune stime recenti, quest’ultima si assesta tra il 24 e il 26% di giudizi positivi verso l’esecutivo (dati Eumetra Monterosa ed Euromedia). Il che significa che grossomodo il 70% degli italiani (il 6% non sa o non vuole esprimere un giudizio) valuta oggi negativamente (sia pure con diversa enfasi, alcuni “molto” negativamente, altri, la maggior parte, con un più attenuato “abbastanza” negativamente) l’operato del governo. Appaiono relativamente più critici i più giovani e, naturalmente, gli elettori dei partiti di opposizione, in particolare quelli di Forza Italia.

L’insieme di questi elementi pone inevitabilmente il quesito sulla durata attesa (o auspicata) per il governo. Naturalmente, nessuno – nemmeno il Presidente del Consiglio in persona – può sapere con precisione la misura della vita residua dell’esecutivo, se pochi mesi o molti anni ancora. Essa dipende da una serie di fattori e di vicende imprevedibili, anche se legate in una certa misura all’evolversi dell’opinione pubblica. Ma è possibile fare delle previsioni, che infatti sono azzardate da diversi analisti e commentatori e che spaziano dall’ipotesi che il governo cada ancor prima del referendum costituzionale di ottobre (sul quale Renzi ha dichiarato di volere “mettere la faccia”, subordinando la durata dell’esecutivo da lui condotto all’esito positivo della consultazione), sino a quella che vede Renzi restare in sella fino alla scadenza naturale del suo mandato, nel 2018 e forse anche oltre, dopo avere vinto le elezioni che si terranno quell’anno.

Ma cosa ne pensano gli italiani? Quali sono le loro ipotesi in merito? I risultati di una accurata ricerca condotta al riguardo da Eumetra Monterosa (su di un campione rappresentativo della popolazione residente nel nostro Paese al di sopra dei 17 anni) mostrano come su questo argomento i cittadini si spacchino letteralmente in due parti di entità simile, costituite rispettivamente da coloro che pensano che Renzi resterà in carica sino alla scadenza della legislatura e coloro che sono di parere contrario o non hanno una opinione precisa al riguardo. Grossomodo metà degli intervistati (53%), dunque, presume che l’ex sindaco di Firenze mantenga la propria posizione fino al termine del suo mandato, tra due anni (una percentuale esigua, il 2%, arriva a ritenere che Renzi durerà anche oltre il 2018, ottenendo una riconferma). Sono di questo parere in particolare i più giovani di età (malgrado che, come si è detto, questi ultimi siano anche i più critici nei confronti del governo) e le persone con titolo di studio più elevato, specie professionisti, dirigenti e imprenditori.

Tuttavia, sono in molti a prevedere che Renzi, viceversa, cada prima. Si tratta di circa il 30% degli intervistati. Tra costoro, quasi il 20% ipotizza che la vita dell’esecutivo in carica avrà termine poco prima o poco dopo il referendum costituzionale previsto per l’autunno e un altro 10% ritiene invece che esso durerà all’incirca ancora un anno, sino alla prossima primavera. Il 16%, infine, non sa o non vuole esprimere una opinione al riguardo: si tratta, al solito, in particolare di persone anziane e con basso titolo di studio.

Le maggiori differenze di opinione si registrano naturalmente sul piano dell’orientamento politico. Gli elettori del Pd, comprensibilmente, sono convinti più degli altri (77%) che il governo durerà sino alla fine della legislatura, mentre quelli di Forza Italia pensano invece in maggioranza (66%) che cadrà prima, al massimo entro un anno. Meno convinti di questa possibilità sono invece, paradossalmente, i votanti per il Movimento Cinque Stelle, ove la maggioranza (58%) ritiene che Renzi resterà in carica sino al 2018. La stessa convinzione è espressa da circa metà (51%) di coloro che dichiarano l’intenzione di astenersi alle elezioni. Ma l’altra metà è di parere opposto.

Insomma, sulla durata del governo si fronteggiano convinzioni assai diverse e variegate. Frutto anche della crescente incrinatura del rapporto di fiducia tra Renzi e i cittadini che si era manifestato l’anno scorso e che ha sorretto per diverso tempo la sua leadership. Una circostanza, questa, che potrebbe anche avere dei riflessi sull’esito delle prossime consultazioni amministrative, specie nelle grandi città come Milano e Roma. Non a caso Renzi sembra, nelle sue dichiarazioni più recenti, attribuire meno peso a queste ultime, per puntare tutto sul referendum costituzionale di ottobre.