Alle aziende è richiesto di assumere un nuovo importante ruolo come Attore Sociale

Una recentissima ricerca condotta da Eumetra MR sul tema del benessere degli italiani ha ridisegnato gli “ingredienti dello stare bene”.

Veniamo da un’epoca in cui si riteneva che il nostro benessere dipendesse fondamentalmente da variabili che appartenevano solo al nostro mondo privato: i soldi, la famiglia, la salute, l’alimentazione, la casa.

Questi ingredienti sono tuttora importanti, ma i cambiamenti individuali e gli accadimenti sociali hanno ampliato di molto il range delle variabili da considerare. Ed hanno selezionato dei “nuovi potenziali attori” dello stare bene, definendo anche elementi importanti su come questi nuovi attori debbano agire perché possano svolgere la propria funzione in risposta alle attese.

In questo contributo vedremo che fra i nuovi attori, i potenzialmente più interessanti e credibili sono le Imprese produttrici di prodotti/servizi, a patto che reinterpretino il proprio ruolo in due grandi direzioni.


Il benessere degli italiani

Gli Italiani in questo periodo – parlando di benessere complessivo – non sono affatto contenti: meno di un decimo si sente pienamente soddisfatto. Anche tralasciando alcuni aspetti problematici, meno di un terzo della popolazione dichiara un benessere “decoroso”.

All’origine di questa insoddisfazione ci sono due cause, una indiretta, ed una più diretta:

  • 1° causa, indiretta: negli ultimi dieci-quindici anni, in virtù di fenomenologie più volte analizzate (scolarizzazione, protagonismo femminile, internet) è di molto aumentata la capacità critica degli Italiani; con la conseguente crescita del desiderio di protagonismo ed un maggiore sviluppo della socialità: il contesto esterno conta sempre di più.

Due le conseguenze:

  • si è sviluppato un forte allargamento delle variabili con le quali si interagisce e dalle quali dipende buona parte del benessere: ci si sente più cittadini, più partecipi della vita sociale, si prende più in considerazione il contesto in cui si vive: il territorio, la sua struttura, le sue dotazioni, il Governo del Paese, lo Stato ed il suo funzionamento;
  • si è registrato un forte aumento della capacità di valutare e giudicare queste entità (Stato, Governo, Territorio, ecc.).

Ed il guaio grosso coincide con un giudizio disastroso di queste entità, a cominciare dai Partiti Politici che si ritengono all’origine di questa inaccettabile inefficienza. Quindi queste entità che fino ad un recente passato si riteneva potessero in teoria essere fondamentali per la ridefinizione di un benessere più protetto, si sono presentate alla nuova coscienza critica come variabili inesistenti, anzi come procacciatrici di “malessere”.

  • 2° causa, diretta: ad un certo punto di questa evoluzione è intervenuta una causa aggiuntiva: la crisi economico finanziaria. I soldi hanno cominciato a mancare sempre di più e a coinvolgere fasce di popolazione sempre più ampie: la classe media si è abbondantemente asciugata, scivolando vistosamente verso il basso. In questa situazione di disagio economico, il desiderio di poter disporre di entità di riferimento più ampie ed anche in qualche modo “protettrici” è ora ancora più sviluppato. Ma proprio in questa situazione – di disagio – c’è la piena coscienza che lo Stato non esiste, e che l’organizzazione politica non ha minimamente nei propri progetti il Paese, ma solo interessi di parte.

E quindi? Questo bisogno di appartenere ad un contesto allargato che abbia a cuore l’armonia ed il benessere collettivo, pur non più di tanto basato sul denaro, come può essere risolto?

L’unica entità che già ora offre grandi chances di benessere – pur avendo grandissimi spazi di potenziale crescita in questo senso – parrebbe il Sistema Economico: già offre lavoro ai dipendenti ed offre prodotti e servizi agli individui.

La ricerca appena conclusa riconosce indubbiamente questi meriti, ma fa anche intravvedere le crescenti attese della gente verso questo Sistema ed il divario esistente fra ciò che nella norma viene offerto e ciò che invece viene atteso, innescato dalle cause prima viste.

Un segnale importante che la ricerca offre è il seguente. Agli intervistati è stata fatta valutare la correttezza e l’adeguatezza del comportamento aziendale delle Imprese dei cui prodotti si è clienti abituali. Stante il fatto che si parlava dei brand preferiti, ci si attendevano solo valutazioni positive, anzi altamente positive (negli anni scorsi questi erano i risultati…).

In questa ricerca il risultato è stato molto differente; nella media delle valutazioni:

  • non più del 50% dà valutazioni di ampia soddisfazione
  • mentre il 30% non va oltre la mera sufficienza
  • ed addirittura il 20% dà valutazioni di totale insufficienza.

Quindi nella metà dei casi, valutazioni un po’ critiche o molto critiche. È stata condotta un’analisi attenta del profilo e degli atteggiamenti di coloro che – pur essendone abituali clienti – hanno dato valutazioni contratte o negative per i vari brand. Ne è emerso un fatto costante: si tratta di gente “arrabbiata” e “delusa”, non tanto dal brand di cui si stava parlando, ma dalla vita in tutte le possibili aree e manifestazioni. Si tratta di gente sopraffatta dagli eventi, che sta facendo molta fatica ad andare avanti.

Il fatto che queste critiche arrivino dai clienti abituali dei singoli brand, significa che la critica non riguarda il prodotto consumato o il servizio fruito, ma altre variabili.

In particolare riguarda l’assunzione di Responsabilità Sociale nel fare impresa, tenendo peraltro conto del fatto che la Responsabilità Sociale che la gente ha in mente sta molto allargando i propri confini. In particolare si fa riferimento a due aree:

  1. Responsabilità Sociale nell’esercizio dell’Impresa
  2. Responsabilità Sociale in quanto Attore Sociale.

Il tema della Responsabilità sociale nell’’esercizio dell’Impresa è stato già trattato in precedenti post, ai quali rinviamo (Comunicazione “vera” e i vari aspetti dell’esercizio di impresa; Come realizzare una comunicazione pubblicitaria efficace). Ci soffermiamo quindi ora sul secondo aspetto, quello della Responsabilità sociale dell’Impresa in quanto Attore Sociale

 

La responsabilità sociale dell’impresa in quanto importante Attore Sociale

Le persone, prima di essere consumatrici, sono individui. Ed è il proprio status di individuo, parte di una società nella quale il desiderio di integrazione e scambio è crescente, ad avere la priorità. Certamente un’Impresa deve prioritariamente far bene il proprio mestiere, ma in quanto Attore Sociale importante e credibile, si desidererebbe – anche se questo desiderio non è ancora esplicitato – che si facesse carico anche di altri bisogni degli individui e della Società.

Non è certamente un obbligo, ma le imprese che si assumessero parte di questo ruolo, da sole o in associazione ad altre, avrebbero sul mercato un vantaggio di immagine incredibile.

Le possibili aree di attività sono infinite e possono essere limitrofe/collegate alla propria attività, ma anche completamente diverse. Vanno, ad esempio, dall’adozione di soluzioni per la propria attività che si configurano come più protettive per gli individui in generale; ma potrebbero anche riguardare l’adozione di modalità produttive non obbligatorie, ma importanti per la gente, precedendo disposizioni di legge (che prima o poi potrebbero comunque anche arrivare). Ad esempio: utilizzare solo energia elettrica autoprodotta con fonti rinnovabili, non inquinanti; trovare soluzioni di confezionamento dei prodotti più economiche e contemporaneamente più efficienti ed assolutamente non inquinanti, evitare nel modo più assoluto che gli scarti (nel consumo dei prodotti), piuttosto che la dismissione del prodotto dopo l’uso, abbia conseguenze sull’ambiente, ecc.

Le iniziative possono naturalmente anche riguardare lo sviluppo di azioni di utilità sociale – operando da soli o in associazione con altre Imprese – non necessariamente connesse alla propria attività. L’importante è che privilegino l’utilità sociale e siano finalizzate a far stare meglio la gente. È come se si ringraziasse il contesto sociale per la fiducia accordata e si volesse “rendere” qualcosa di altrettanto importante.

Uno strumento utile per individuare le possibili aree di intervento e iniziative da intraprendere è il nuovo Osservatorio promosso da Eumetra MR “Crescere, con il territorio”, finalizzato a favorire una relazione costruttiva tra Azienda e territorio. Obiettivo dell’Osservatorio è aiutare le Aziende e gli Enti a gestire in modo proattivo le criticità e le opportunità delle relazioni con il territorio, studiando:

  • le informazioni generali: la sensibilità delle persone vs il proprio territorio, le issue calde, le richieste di empowerment, i soggetti identificati (Aziende, Istituzioni locali, ecc.);
  • le criticità e il territorio: la relazione fra territorio e infrastrutture (NIMBY nelle diverse categorie, impatto ambientale e sociale, reazioni e compensazioni attese);
  • l’empowerment del territorio: narrazioni legate al territorio ed al suo empowerment: la sua specificità, la sua qualità, i soggetti possibili, ecc.

L’assunzione di questo tipo di Responsabilità Sociale, più ampia rispetto alla propria attività, non deve né prevaricare né precedere la Responsabilità Sociale primaria, che è quella di fare bene il proprio mestiere, in modo etico e primariamente nel vantaggio del cliente. Tuttavia si configura come una direzione di investimento di straordinario interesse: per il bene che può portare alla gente e per il macro-bene che può portare all’Impresa.