Abbiamo sentito dire molte volte che le conseguenze maggiori della pandemia le hanno subite i giovani. Non solo i bambini, ma anche i ragazzi della generation z, che hanno sperimentato l’obbligo di non uscire di casa e, soprattutto, la solitudine conseguente proprio nell’età in cui socializzare con gli altri è determinante. Ma quali sono i segni che quel periodo ha lasciato su di loro? Lo abbiamo chiesto direttamente a loro con una market research che ha intervistato un campione di 7.500 ragazzi, dei cinque principali paesi europei. Il bilancio è preoccupante. Il 26% di loro si è identificato nella frase “mi sembra di non avere più il controllo”, il 21% in “ho realizzato di sentirmi bene da solo”, il 16% in “non mi sento più a mio agio insieme agli altri” e il 13% in “ho accumulato molta rabbia”. Il quadro che questi indicatori ci restituiscono appare di una complessità tale da non poter rientrare nel breve periodo. Però la nostra ricerca ci ha insegnato che la generation z ha sempre più di un’anima, così a chi ha avuto un contraccolpo negativo si affiancano quelli che sono riusciti ad apprendere lezioni positive da questo periodo difficile. Infatti, il 34% si è identificato nella frase “ho capito quanto è importante la libertà”, il 24% in “non c’è niente che sostituisca stare insieme agli altri” e il 24% in “mi voglio rifare per il tempo che sono rimasto chiuso a casa”.    

 

“Gen Z: the best is yet to come” è una indagine multi-client country di proprietà di Eumetra International SA.  Il rapport finale è ora disponibile, con una fotografia generale dei valori di base, il confronto con le altre generazioni ed alcune sezioni di approfondimento specifiche sui mercati auto, moto, bancario, largo consumo e caffè. 

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