Pet World: una ricerca dedicata
Milioni di famiglie considerano i propri “cuccioli” membri a tutti gli effetti del proprio nucleo familiare, della propria vita.
La ricerca multiclient Benessere 2016, svolta da Eumetra MR lo scorso inverno, ha messo in luce un risultato sorprendente e inatteso: chi possiede un animale da compagnia trova in questa relazione una soddisfazione elevatissima, superiore a quella dichiarata verso la propria famiglia.
È facile a questo punto immaginare un’elevata intensità nel rapporto owner-pet, una relazione carica di significato e di emozioni.
Altri fatti. Il mercato di prodotti che ruotano attorno agli animali da compagnia – food, pharma, accessori, toiletries – supera i 16 miliardi di euro. Praticamente una famiglia su due in Italia dichiara di possedere un pet (… fosse anche solo un pesce pagliaccio come Nemo).
A questo punto, è doveroso domandarsi e approfondire questo fenomeno che attualmente è in grado di attivare numerosi player in tutti i settori: la ricerca, la produzione, la distribuzione (off e online, specialistica o generalista), la comunicazione e i social.
È lecito e indispensabile iniziare a formulare ipotesi su quali possano essere i modelli relazionali che guidano gli atteggiamenti e, soprattutto, i comportamenti degli owner.
Si verificano forme di identificazione del pet al limite della antropomorfizzazione, con un animale animato da attese, bisogni, desideri, aspettative… (miracolosamente) comprese dal proprio padrone. In particolare, i cuccioli possono “interpretare” ruoli compensatori da eterno figlio fedele e affezionato. Se poi ci soffermiamo a pensare che la società offre scarse soddisfazioni al singolo e invita a ritirarsi all’interno delle proprie mura…
Ma allora se il nostro vissuto verso gli animali “di famiglia” è così coinvolgente, quali atteggiamenti e azioni verranno agite? Ad esempio, se l’alimentazione umana sta subendo epocali trasformazioni grazie a rivelazioni scientifiche che sanciscono il valore di certi alimenti a prolungare la nostra vita… perché non pensare che lo stesso valga anche per i nostri amati cuccioli? E comunque al di là delle evidenze scientifiche, come reagisce un pubblico così tanto coinvolto?
Un campo di relazione sempre più complesso, pregno di sentimenti, fino a dove può spingersi?
Come potremo prenderci cura della “prole” (seppur pelosa …)? I nostri rinnovati e approfonditi saperi sul benessere, sul progetto salute, sui prodotti più o meno curativi/dannosi… possiamo applicarli all’intero nucleo familiare…?
Tutte queste considerazioni inducono a prefigurare una potenziale crescita del fenomeno (se non nella diffusione, quantomeno nella spesa).
E comunque l’opportunità di incontrare nella spesa quotidiana un’offerta con la stessa articolazione e varietà dei prodotti per le famiglie, come modifica le nostre scelte?
Indubbi e dimostrati come nuovi fondamenti culturali (non semplici trends per nicchie) sono: la ricerca del benessere olistico, del vivere esperienze dotate di senso (più che meri possessi), di relazioni arricchenti, valorizzanti…: come non tenerne conto e non riflettere sull’opportunità di una nuova ricerca dedicata ai nostri amati “amici domestici” (come li definisce Vittorio Zucconi giustappunto qualche giorno fa): chi sono e – soprattutto – come ragionano i padroni di pet? Quanto i modelli di consumo “umani” vengono interpretati anche per gli animali di compagnia? E quanto – a questo punto – si è disposti a spendere/investire? E quale linguaggio, valori, concetti chiave devono essere quindi utilizzati?
Quali, infine, sinergie possibili per quelle aziende che si rivolgono a entrambi i target?