I sondaggi sono brutti e cattivi. E se per prendere le decisioni fossero meglio i sondaggi?

Gli inglesi hanno deciso. Ma poi, il giorno dopo si sono pentiti. Un autorevole quotidiano inglese come il Guardian, sostiene che nemmeno Boris Johnson (l’ex sindaco di Londra e capofila dei conservatori pro-Brexit) nel suo intimo fosse veramente convinto della necessità di uscire. Voleva solo acquisire protagonismo politico. E che in fondo, avendo vinto – come Pirro – la battaglia, si stia accingendo a perdere la guerra. Il Daily Mail nei giorni scorsi ha condotto un sondaggio per capire quanti fossero i pentiti dei due schieramenti. Il risultato, se si rivotasse anche sul medesimo quesito: quasi una parità perfetta. Molti i Brexiters convertiti: “Non avevo capito”, “…non volevo uscire, volevo solo spaventare Cameron”.  Diverse le lettere rivolte dai rispettivi lettori ai quotidiani Brexiters per lamentarsi di non essere stati adeguatamente informati sulle reali conseguenze. Insomma un pasticcio unito al fallimento – triste dirlo –  dello strumento principe della democrazia diretta.

In compenso, una certa quota di giornalisti e osservatori si sono preoccupati di criticare i sondaggi inglesi sull’orientamento al referendum. Secondo loro, i sondaggi hanno sbagliato ancora. “Troppi sondaggi on line”, “poco ascolto all’Inghilterra profonda e della provincia”, etc. Tutte critiche sane e giuste. Anche se spesso vengono da professionisti di aziende che amano proprio la ricerca low cost. Ma, alla luce di quanto è successo, siamo sicuri che le ricerche non abbiano espresso meglio del referendum la reale volontà della nazione?

Le ricerche talvolta sbagliano, ma sono più in grado di distinguere le valutazioni di pancia da quelle di testa, più di quanto lo sia un (apparentemente) asettico quesito referendario.

Una quota elevata dei Brexiters ha dichiarato di aver preso questa posizione per difendere con più forza la Gran Bretagna dall’immigrazione. Era necessario uscire dall’Europa per farlo? Probabilmente no. Se il quesito fosse stato elaborato da un ricercatore, le componenti emozionali e valoriali sarebbero potute essere separate da quelle delle estreme conseguenze comportamentali. Immaginate cosa sarebbe successo se il quesito fosse stato formulato su queste tre ipotetiche risposte:

  • Vuoi che il governo tenga la sua posizione attuale verso l’Europa?
  • Vuoi che il governo faccia la voce più grossa e tenga il punto sui temi dell’immigrazione e delle altre regolamentazioni europee?
  • Vuoi che il governo porti a qualunque costo UK fuori dalla Comunità Europea?

Come abbiamo già scritto: per prendere decisioni, una buona ed onesta ricerca sociale (ancora meglio: un sondaggio deliberativo) è spesso meglio di un referendum, soprattutto se usato male da apprendisti stregoni della politica, non allenati a gestire il nuovo cittadino, le sue logiche, le sue legittime emozioni identitarie in equilibrio con i superiori interessi del paese.