Negli ultimi mesi si è fatto un gran parlare della decisione dell’Unione Europea che proibisce, a partire dal 2035, la vendita di auto nuove ad emissioni maggiori di zero. È una decisione che impedirà di fatto le immatricolazioni di auto nuove a benzina e diesel. Se inizialmente le voci di politici, opinionisti e mezzi di informazione erano tutte nella direzione di ribadire quanto si trattasse di un passo definitivo e indispensabile, ora il vento sembra essere cambiato. Lentamente ma inesorabilmente i revisionisti hanno preso campo esponendo le loro teorie su quanto questo passo sia invece inutile e quanto sia sgangherato il modo di attuarlo. Ma non si tratta solo di voci. Infatti, il Regno Unito, che aveva fissato il BAN al 2030, è già tornato almeno parzialmente sui suoi passi, aggiornando la data al 2035. Insomma, una situazione forse già cristallizzata oppure ancora totalmente in divenire. Di sicuro una situazione ingarbugliata, sia per la politica che per i costruttori.

E per la gente comune? Dall’inizio di tutta questa vicenda, si è parlato moltissimo della frontiera tecnologica e poi della legislazione finendo però per dimenticare chi la rivoluzione dovrebbe realizzarla nel concreto. Non stiamo parlando delle élite che possono mostrare il proprio status attraverso l’ultimo ritrovato tecnologico, ma della gente comune. In questo parapiglia, i riflettori non sono mai stati puntati sull’uomo della strada (nel senso letterale del termine). Non si è posta attenzione sulla sua motivazione concreta né tantomeno sulla sua effettiva voglia di scendere in piazza. In questo caso di scendere in concessionaria e di pagare profumatamente un veicolo che riduce l’inquinamento. Oppure, più probabilmente, si limita a delocalizzarlo. Ora è chiaro, che trascurare questo attore è stato un errore grossolano. Chi pensava che bastasse produrre veicoli elettrici per venderli ha scoperto che l’equivalenza non è immediata. Chi ha preso decisioni con un occhio alla riduzione dell’inquinamento ed un altro alla crescita dei consensi, pure. Premettiamo che non ci importa aggiungere l’ennesima personale opinione al dibattito, che nel frattempo si è radicalizzato tra favorevoli e contrari alla mobilità elettrica. Ci preme invece esporre cosa pensano realmente i cittadini dei 5 principali paesi europei, e dare misura di quanto siano influenzati nelle loro scelte da questo clima di costante incertezza.

Tra luglio ed inizio agosto 2023 abbiamo condotto una nuova edizione del nostro osservatorio rEVolution – New Mobility, intervistando oltre 10.000 persone di età compresa tra 18 e 75 anni, distribuite equamente tra Germania, Francia, Italia, Spagna e Uk. Questa indagine continuativa risponde da anni all’intento di comprendere necessità, atteggiamenti, comportamenti della gente comune di fronte al tema della mobilità. In questa edizione ci è sembrato doveroso sondare il pubblico sulle intenzioni di scelta della motorizzazione della prossima auto. Niente ci pareva essere in grado di funzionare meglio come barometro di questa rivoluzione. Niente adesioni ai principi dell’ecologia, niente dichiarazioni politically correct: solo un piccolo parere su cosa si pensa di fare quando ci si troverà ad acquistare una nuova auto… Alla domanda specifica “Che tipo di motore avrà la tua prossima auto?”, il 30% degli intervistati ha risposto che avrà un motore a benzina. Sempre il 30% ha risposto che avrà un motore mild-hybrid o full-hybrid, per intenderci quelli ibridi ma senza cavo per la ricarica esterna. Il 22% ha risposto che acquisterà un’auto a motore diesel. Per contro chi ha risposto che potrà optare per una motorizzazione ibrida plug-in (con il cavo per la ricarica esterna) è pari al 23% e chi invece potrà optare per un’elettrica pura è pari solo al 17%.

Scelta motorizzazione

Fonte: rEVolution – New Mobility, Eumetra International, 2023

Per quanto la domanda prevedesse la possibilità di rispondere più motorizzazioni diverse, il quadro che ne risulta è molto chiaro. Nonostante le imposizioni di legge, l’inerzia al passaggio verso l’elettrico è fortissima. Ed è molto più forte del rischio di ritrovarsi con un’auto nuova a benzina o diesel, magari confinata ad una circolazione parziale o con un ridotto valore sul mercato dell’usato. Almeno fino a quando perdureranno le caratteristiche di prodotto (autonomia, tempi di ricarica, prezzo di acquisto, valore residuo) e di infrastruttura di ricarica attuali, le auto con il cavo per la ricarica sono destinate a restare un prodotto di nicchia. Questo è quanto dicono i numeri, ovvero quanto dice la gente.

Ma oltre ad incidere poco sulla prospettiva futura di scelta della motorizzazione, l’attuale situazione di incertezza ha un pesante effetto anche sulle decisioni di acquisto attuali. Il 44% degli intervistati si è detto d’accordo con la frase “Terrò la mia vecchia auto fino a quando le cose non saranno più chiare”. Tradotto in soldoni, anche chi potrebbe acquistare un’auto oggi preferisce attendere che ci sia meno confusione sulle regole, sul mercato, sull’effettiva impronta ecologica dei diversi mezzi. E questo, per il nostro paradigma economico non è un bene. Insomma: rivoluzionari sì, ma non a tutti i costi. A proposito, che motorizzazione avrà la vostra prossima auto?

Fonte: rEVolution – New Mobility, Eumetra International, 2023

→ I risultati completi della nuova edizione dell’Osservatorio rEVolution – New Mobility sono disponibili. Vuoi saperne di più? Scarica la brochure di presentazione della ricerca, ti contatteremo per fissare un incontro.

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