La gestione al femminile del bilancio familiare, tra vulnerabilità e creatività (Dall’Osservatorio Forum – ANIA Consumatori)

Le prospettive di una ripresa economica del nostro Paese nel 2017 sono piuttosto modeste: quello appena iniziato sarà, più che altro, un anno di stasi dal punto di vista economico. La crisi continuerà quindi a “mordere”, incidendo, ancora una volta, sulla vita delle famiglie italiane.

L’ultima edizione dell’Osservatorio FORUM ANIA – CONSUMATORI sulla VULNERABILITÀ economica delle famiglie italiane, quest’anno dedicato allo studio del target delle capofamiglia donne (pari al 23% dell’universo dei 3.000 casi intervistati, un campione statisticamente rappresentativo della popolazione italiana nel suo insieme) ci consente di descrivere le condizioni in cui versano le famiglie italiane, evidenziando le rinunce, ma anche le “exit strategy” messe a punto dalle donne capofamiglia per fronteggiare la crisi.

Situazione economica, difficoltà e problemi: l’area della vulnerabilità

Il perdurare della crisi e le condizioni oggettive di reddito delineano un bilancio familiare che non mostra segni di miglioramento rispetto all’anno precedente; anzi la dimensione stessa del peggioramento è più che doppia rispetto a quella del miglioramento.

Più di metà delle famiglie al femminile non è riuscita a risparmiare nulla e il giacimento di risparmio accumulato, comunque, è di entità modesta nel 64% dei casi.

Si arriva alla fine del mese con qualche, più o meno seria, difficoltà e una spesa imprevista di 800 euro (cifra utilizzata come indicatore di possibile fattore di stress) sarebbe affrontata con problemi o addirittura non affrontata.

Metà del campione dichiara di aver dovuto rinunciare a una visita medica a pagamento.

Alla debolezza economica di queste famiglie si aggiungono eventi critici che, nel corso degli anni, hanno reso ancora più precario il quadro complessivo: perdita o diminuzione del lavoro, malattie, separazioni coniugali accentuano la vulnerabilità e rendono difficile rispondere a spese e situazioni impreviste.

Migliore è la situazione nella vita quotidiana: con una regia accorta e concentrata, la maggior parte delle signore riesce a evitare di trovarsi in arretrato con le spese prevedibili (bollette, muto, affitto, ecc.) e quelle correnti, legate agli acquisti non impegnativi.

Certo, la fatica e l’impegno sono gravosi, ma grazie a questi si spera che la situazione fra un anno si stabilizzi o addirittura possa un po’ migliorare.

Grafico 1 – Le difficoltà: vita quotidiana e spese impreviste

Grafico 2 – Rinunce ed eventi critici

Forme di autoprotezione e strategie difensive: come convivere con la vulnerabilità

La consapevolezza del perdurare di condizioni economiche che richiedono impegno e attenzione mette in moto una serie di strategie comportamentali per ridurre il rischio di perdita ulteriore di sicurezza.

Tutte le intervistate, quindi anche quelle che sono in posizione più tranquilla, adottano una o più delle strategie descritte nel grafico 3, mentre altre possibili forme di autoprotezione sono praticate da poco più del 40% delle persone: creare entrate aggiuntive è la forma più diffusa (25%), seguita dall’acquisto di polizze assicurative; mentre la sharing economy, cioè la condivisione con altri di spese per beni e servizi, risulta una formula ancora poco praticata.

Interessante è il rapporto con il mondo assicurativo: le valutazioni sono abbastanza caute, non c’è completa fiducia nel fatto che le polizze possano realmente proteggere la famiglia dai rischi, è una materia troppo complicata, sarebbe necessario un aiuto per capire i reali vantaggi.

Le polizze potrebbero rappresentare un capitolo interessante per le capofamiglia se fossero accompagnate da linguaggi e argomentazioni di servizio più vicini ai problemi di tutti i giorni.

Grafico 3 – Le strategie di difesa

Grafico 4 – Le forme di protezione

Ruolo e competenze nel gestire la vulnerabilità all’interno della famiglia: uomo vs donna

L’organizzazione della vita domestica sembra seguire alcune direttive non scritte, ma non per questo meno vincolanti: l’uomo si occupa del futuro, la donna del presente; l’uomo si occupa del denaro e delle sue trasformazioni (investimenti, assicurazioni, risparmi, ecc.), la donna si occupa dei soldi, della dimensione concreta e fisica del denaro.

Possiamo descrivere la mappa delle competenze culturali attraverso uno schema sintetico:

Quale è la differenza tra le aree di competenza? Alla funzione maschile è attribuito il compito di occuparsi di attività “strategiche”, di lungo periodo, delle decisioni cosiddette importanti che riguardano la sicurezza della famiglia, il futuro dei figli, la conservazione del patrimonio, la creazione di risparmio: la “materia prima” di questo tipo di attività è il denaro nella sua dimensione astratta, smaterializzata, virtuale e le metamorfosi cui va incontro quando viene trasformato in azioni, obbligazioni, polizze, fondi, ecc.

L’uomo non ha competenza nelle spese, negli acquisti, nei pagamenti: quando entra in questa area, l’uomo è “pasticcione”, “spendaccione”, “ingenuo”, è un consumista; vorrebbe concedersi tutto perché si vive una volta “sola”, va tenuto a freno, guidato perché non se ne “intende”: meglio che non se ne occupi.

Nella vita di tutti i giorni, invece, per tutto ciò che concerne le decisioni day by day, gli approvvigionamenti, le bollette e le utenze, le spese per la scuola, lo sport e gli studi dei figli, le spese di condominio, i medici, il veterinario per gli animali, ecc.il bastone del comando è saldamente nelle mani della donna che regge e governa con sicurezza e sapienza le entrate, ma soprattutto le uscite dei soldi da casa.

I soldi, a differenza del denaro rappresentano delle unità economiche concrete, contabili, misurabili, accantonabili, guardabili, pesabili, controllabili: questo non significa che non vengano utilizzati strumenti alternativi al contante (carte o bancomat); significa piuttosto, che il bilancio, previsionale o più spesso consuntivo, viene comunque sempre contabilizzato come insieme di singole voci, a ciascuna delle quali corrisponde una spesa misurabile che ha un suo profilo e un suo contorno (un “tot”).

Questo aspetto, fondativo del bilancio al femminile, riporta, pur nella modernità complessiva della vita di queste signore a una dimensione arcaica, tradizionale, legata a una attitudine di risparmio e valorizzazione degli oggetti (che dovevano durare a lungo), oggetti tra i quali rientrano anche i soldi, nella loro versione fisica, concreta (le monete di una volta) che, però non sono affatto spariti dallo scenario dei bilanci familiari.

Sintesi: gli aspetti psicologici della gestione del bilancio familiare

La ricerca condotta da Eumetra Monterosa per l’Osservatorio FORUM ANIA – CONSUMATORI mette in luce alcuni temi, di particolare rilevanza dal punto di vista socio-culturale.

La componente femminile della popolazione dei capifamiglia presenta una condizione di vulnerabilità oggettivamente più accentuata rispetto alla popolazione maschile, a causa dei livelli occupazionali e di reddito più bassi.

Questa condizione di partenza svantaggiata viene affrontata con coraggio, dignità e creatività dalle donne che gestiscono il bilancio familiare, ottenendo di difendere una decente qualità di vita per sé e per i propri figli.

Solo i casi più drammatici riescono a incrinare il miracoloso equilibrio tra ristrettezze e piccole concessioni che rappresenta il modello gestionale al femminile nelle varie declinazioni che la ricerca qualitative delinea.

Una evidenza, però colpisce: la mancanza di reti di sostegno attorno a questo segmento importante della popolazione, la solitudine nella quale svolgono pazientemente e tenacemente il loro lavoro quotidiano contando sulle proprie risorse e su quella di un ristretto circuito parentale e amicale, in caso di bisogno.

La domanda finale ai due gruppi di lavoro “Se vi trovaste in difficoltà a quali istituzioni pensereste di rivolgervi? Banche, assicurazioni, servizi sociali sindacato…?” resta, desolatamente, senza risposta.