Come rispondere alle esigenze della “nuova gente”

Il 25 settembre 2015, l’ONU, cosciente della necessità di un intervento urgente per porre rimedio alla situazione di degrado (a diversi livelli) in cui versa il pianeta, ha definito l’Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile, individuando – con il coinvolgimento degli esperti multidisciplinari a livello internazionale – 17 grandi aree di intervento. Questo grande progetto, che ha l’obiettivo di salvare il mondo, è stato sottoscritto da 193 Paesi.

 

Sugli obiettivi dell’Agenda 2030 ancora “non ci siamo”

In Italia – come negli altri Paesi – la gestione attiva dei problemi dell’Agenda 2030 deve far capo al governo. Tuttavia, le gestioni di brevissimo periodo che condizionano tutte le decisioni, fanno continuamente rinviare una seria attenzione a questo enorme problema. Non si sa niente, non si parla di risorse, di decisioni: e tenendo conto delle abituali modalità di gestione dei problemi del nostro Paese da parte del Pubblico Potere, questo non è il problema di questi mesi: non procura ritorni immediati, saranno quelli che verranno – nel caso – a preoccuparsene.

A tre anni dall’assunzione di impegno del nostro Paese nei confronti degli obiettivi di sviluppo sostenibile promossi dall’ONU, la strada da percorrere, da qui al 2030, sembra essere ancora in salita. Riassumono la situazione le parole con cui Enrico Giovannini, portavoce di ASviS (l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile), ha inaugurato, il 4 ottobre scorso, la presentazione alla Camera dei Deputati del Rapporto ASviS 2018:

 

 “Non ci siamo. Guardando ai dati disponibili e alle azioni concrete assunte negli ultimi tre anni, comincia a diventare evidente che difficilmente il mondo, l’Europa e l’Italia rispetteranno gli impegni presi […]. Nonostante il miglioramento che si osserva in tanti indicatori globali relativi a tematiche economiche e sociali, e le azioni intraprese nella giusta direzione da parte di moltissimi Paesi, di migliaia di imprese e città, non si è ancora determinata quella discontinuità culturale e di scelte strategiche necessaria per raggiungere, entro il 2030, i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile sui quali tutti i leader del mondo si sono impegnati”.

 

L’attenzione della “nuova gente” verso lo Sviluppo sostenibile

 

Occorre quindi recuperare il tempo perso da qui al 2030, per onorare ciò che non è solo un impegno preso nei confronti dell’ONU, ma un dovere che siamo tutti chiamati ad assumere per il nostro benessere attuale e futuro. Una necessità che le nuove generazioni sembrano aver già compreso, come emerge dalle nostre recenti ricerche.

Le nuove generazioni sono molto diverse dalle precedenti. Sono più istruite, hanno meno soldi e sono più secolarizzate: la loro vita è questa, e la vorrebbero vivere tutta nel modo migliore possibile. Con meno soldi, ma con un progetto di diversa qualità, con più senso, con nuovi significati. Dove sia fondamentale – per stare bene – avere un’ottima relazione con tutti gli altri (comprese Aziende di beni/prodotti/servizi) e vivere in un contesto ambientale accogliente da tutti i punti di vista.

Il concetto di Sviluppo Sostenibile interpreta perfettamente queste nuove istanze: quando – nelle ricerche sociali – si discute di questi temi, per questa nuova gente tutti gli interventi previsti nell’Agenda 2030 paiono avere l’assoluta priorità su tutti gli altri: basta ingiustizie, interessi di breve periodo, contrapposizioni, lotte, inquinamenti, … Quello che conta è solo una vita serena, armonica. Parrebbe un affidamento a “Imagine”, la canzone manifesto di John Lennon del 1971.

Sta quindi esplodendo, con una progressività impressionante, un bisogno di una nuova vita, che parrebbe incredibilmente interpretato proprio dall’Agenda 2030.

Sarà a brevissimo il bisogno primario della parte della popolazione che conterà sempre di più. Ma quando si parla con loro sulle possibili soluzioni del problema, si rileva una totale rassegnazione sul fatto che Entità Pubbliche non siano di fatto indotte ad occuparsene: si è convinti che la cultura di gestione pubblica, soprattutto italiana, vada in altre direzioni, molto più di convenienza di parte, e di breve periodo.

 

Un’opportunità per le Aziende

Tuttavia, una soluzione parrebbe affacciarsi.

Parlando con la nuova gente delle Imprese ideali dei mercati futuri, emerge il desiderio sempre più forte che queste – oltre a proporre prodotti di qualità a prezzi equi – si occupino sempre di più di Responsabilità Sociale. Cioè diventino il vero punto di riferimento per il progetto di vita futuro.

È a tutti gli effetti un tema fondamentale. Parrebbe quindi arrivato il momento per chiedersi:

  • Che cosa si aspettano in realtà le nuove persone circa il ruolo delle Imprese su questi temi, quali sono gli auspici, e a quali condizioni?
  • Quali ritorni sarebbero ipotizzabili per queste singole Aziende coinvolte?
  • Nello specifico, una comunicazione aziendale – in luogo o in aggiunta alle abituali comunicazioni pubblicitarie – che illustra l’impegno aziendale in queste direzioni, quali ritorni provocherebbe in termini di gratitudine, di immagine, di attrattività, di Net Promoter Score, e quindi di business?

A questi interrogativi può certamente rispondere una ricerca sociale ben impostata.

Proprio su questi temi stanno lavorando i ricercatori di Eumetra MR: BENESSERE attuale e BENESSERE futuro (AGENDA 2030) sono le due grandi tematiche sociali – di prossimità il primo, e di medio-lungo il secondo – che vanno affrontate, anche in termini di ricerca sociale, per aiutare il Sistema Privato ad agire in modo ottimale, e a meritare la fiducia e l’affidamento di tutta la nuova gente.